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Il metodo di Marie Kondo testato da una ragazza pigra


Scritto da: Giulia

Marie Kondo su Netflix
People

Fino a un paio di anni fa credevo che Marie Kondo fosse la fondatrice di una religione, una sorta di versione femminile di Buddha.

Perché lo pensavo?

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato due anni fa.

All’epoca - ho sempre voluto usare questa espressione e la userò anche se si tratta di due anni fa - lavoravo come commessa in un negozio di scarpe. Tra i vari clienti che ho servito nella giornata, è arrivata lei - no non Marie Kondo - ma, quella che al tempo credevo fosse, una sua adepta. Mentre si provava le scarpe, infatti, ha iniziato a raccontarmi di questo nuovo metodo di decluttering che arrivava dal Giappone portato qui dalla nostra Marie. Nel corso del monologo mi anche spiegato di come questo metodo le avesse non solo rivoluzionato in positivo la casa, ma anche la vita, la mente, le relazioni umane. Aveva trovato la luce, tutto era più bello da quel giorno.

Vi è più chiaro ora il perché del mio fraintendimento? Grazie.

Una volta tornata a casa, incuriosita, ho svolto delle ricerche su questo nuovo credo religioso.

Marie Kondo il magico potere del riordino

Marie Kondo è un’autrice giapponese di libri sull’economia domestica - al momento ne ha pubblicati tre- nonché l’ideatrice del metodo KonMari. Un metodo che, appunto, spiega alle persone come riordinare la propria abitazione tenendo solo ciò che porta gioia ed eliminando il resto, non prima però di averlo ringraziato per il cammino fatto con noi sino a ora.

Una volta scoperte queste informazioni, ho capito che chiaramente non era la fondatrice di una setta, però ho iniziato a pensare potesse essere qualcosa di simile all’ideatore della dieta dukan, però per la casa.

Con l’approdo del documentario dedicato a lei su Netflix, ho capito che invece no: errate tutte le precedenti.

Così ho iniziato a provare più simpatia per lei e a darle fiducia, tanto da voler provare il suo metodo. Soprattutto per la parte relativa al miglioramento della propria psiche.

– METODO KONMARI –

Secondo il suo metodo bisogna tenere solo gli oggetti che ci danno gioia. Così come nella vita: dovete circondarvi solo di persone che vi portano positività.

Ok, in realtà questa seconda parte l’ho aggiunta io perché ero davvero sicura che gli oggetti per lei fossero solo una metafora per spiegarci la vita e invece no parla davvero solo di oggetti.

La prima regola del metodo è di riordinare per categorie e non per zone.

Quindi per esempio partendo dai vestiti, si riordinano tutti i vestiti di tutte le stanze.

Così, seguendo le sue indicazioni, ho svuotato tutto l’armadio e i cassetti e messo tutto sul mio letto.

Questo è il primo momento nel quale realizzi la quantità immensa di vestiti che hai. Il secondo, invece, arriva quando su quella pila di vestiti ci devi dormire perché, data la quantità, non hai finito di metterli via prima che arrivasse il sonno.

Anche perché, quei vestiti non li devi semplicemente mettere nell’armadio, ma li devi piegare seguendo una tecnica specifica. Quindi un’ora l’ho usata per capire questa tecnica, un’altra ora per affinarla e velocizzarmi e il restante del tempo l’ho passato a piangere perché stavo iniziando a realizzare che non sarebbe stato possibile per me sistemare tutto entro la giornata.

La notte passata sopra i vestiti però mi ha portato una consapevolezza: erano davvero troppi. Non so se Marie Kondo sarebbe felice di sapere la motivazione che mi ha portato a questa realizzazione, ma l’importante è il risultato!

Finiti i vestiti sono passata alla seconda categoria. I libri. Se per quanto riguarda la prima non è stato così difficile disfarmi di alcuni capi, non avendo con loro un legame sentimentale, per quanto riguarda i libri, invece, è stata un’altra storia. Conservo ogni singolo libro che ho comprato o che ho dimenticato di restituire agli amici (se qualcuno di voi, che sta leggendo questo post e mi conosce, si sente tirato in causa, chiedo scusa ma negherò di aver mai ammesso questa cosa). Buttare qualcosa era, dunque, fuori discussione. Non fosse anche che se la motivazione per farlo deve essere: eliminare tutto ciò che non porta gioia, avrei dovuto buttarne due terzi dato che la maggior parte dei libri che leggo sono quelli che ti strappano il cuore e ti fanno piangere per le due settimane successive.

Quindi ho scelto di saltare questo passaggio.

Dopo i libri, le altre categorie sono: i documenti, i komono (oggetti vari) e infine gli oggetti sentimentali.

Se volete farlo per bene e il vostro segno zodiacale non è il toro, come invece nel mio caso con dunque la pigrizia iscritta nel DNA, dovete seguire questi passaggi. Se invece volete svolgere la versione ridotta inventata da me e siete già nella via dei ricordi grazie ai libri, passate direttamente agli oggetti di valore.

Lettere, biglietti di auguri, cartoline, fotografie, biglietti di concerti.

Ed ecco il momento nel quale il mio decluttering è finito con me in piedi sul letto - senza la pila di vestiti - a tenere un concerto.

Dunque per concludere: questo metodo è sicuramente interessante. Però direi che sì bello, ma non ci vivrei. E probabilmente il fatto che io non ci viva e il motivo per il quale perdo tutto sempre. Chi lo sa!

Spero che a voi sia andata diversamente. Spero abbiate trovato la luce per sistemare la vostra stanza e la vostra vita. Fatemi sapere che magari ci riproverò.

E chissà se la cliente che me l’ha fatta scoprire ha ricevuto gioia dalle scarpe che ha comprato.

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